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tnp:
“Secondo te qual è la qualità più importante per una persona?”.
“Il senso dell’umorismo. Se hai senso dell’umorismo - non l’ironia, o il sarcasmo, che sono un’altra cosa - non ti prendi sul serio. E allora non puoi essere cattivo, non puoi essere stupido e non puoi essere volgare.”Giancarlo Carofiglio - Testimone inconsapevole.
Se solo ci fosse stato, l’avrebbe scritto su Twitter.
Indro Montanelli
(via twitterpedia)(via tommaso)(via vecchiogiovine)
(via prezzemolo) (via curiositasmundi)
Bisognerebbe fare il twitter del giovane Indro in Africa. (“Comprata ragazzina. Sembrava un buon affare.”)
(via nipresa)
Rolling Stone Magazine Italia - Life n’ Roll. Viral Spot
(…persino le loro madri si vergognano più delle nostre….)
Tutti i leghisti diventino negri. A parte il pene.
Per par condicio, qualsiasi servizio televisivo che parli di ufo o di apparizioni miracolose deve essere accompagnato da risate fuori campo
Se uno parla a nome di Dio, deve esporre il cartello: “riproduzione non autorizzata”.
Quando uno fa un’omelia, una ramanzina o un qualsiasi predicozzo moraleggiante, alla fine deve apparire il numero di volte che si è masturbato. Questo per mettere le cose nella giusta prospettiva.
(8312).
Alcune proposte di Smeriglia per un Mondo migliore.
(via draculafrizzi)
(via emmanuelnegro)
(via rispostesenzadomanda)
(via curiositasmundi)NoTumblrForOldMen: La condanna di YouTube sui media stranieri
vanz:
TechCrunch: Can Someone Please Tell This Italian Judge What YouTube Is?
Sometimes I despair of Europe, even though I’m proud of what can be achieved here. But really, guys, can we get it together?Gizmodo: Italian Court Finds Google Employees Guilty Over a Google…
No comment
Il commento migliore sulla condanna di Google l’ha fatto Google stesso, con questo comunicato che riporto integralmente.
A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l’identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.
In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google – David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l’azienda nel 2008) – con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell’esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.
Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi – David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes – per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l’intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.
C’è un’altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di “segnalazione e rimozione” avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme – ogni singolo testo, foto, file o video – il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.
Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell’appello.
Il commento migliore lo ha fatto Akille:
Ora è arrivata la sentenza per i dirigenti di Google. Si parla di 6 mesi di reclusione per “non aver impedito la pubblicazione del video”. Guardando tra gli articoli correlati di Repubblica ho scoperto che invece i “protagonisti”, quelli che il video l’hanno girato, pubblicato e reso possibile, hanno avuto un anno di sospensione a scuola.
Il titolo che da sé spiega tutto, l’ha fatto invece TechCrunch:
Can someone tell this Italian Judge what YouTube is?
(Qualcuno può dire a questo giudice italiano che cosa è YouTube?)Ovviamente la figura di merda è colossale e tutto il mondo parla (male) di noi.
Luca
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Ken Block Video Player7




